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Mese

aprile 2016

CA’DARIO

Ricerca di Alexandrina Mitrofan –  classe 2E

 

Ca’ Dario è un palazzo che si affaccia sul Canal Grande.

E’ famoso per la maledizione che vi aleggia: si dice che i suoi proprietari vadano in bancarotta oppure muoiano violentemente.

Marietta,  la figlia di Dario che eredito l’edificio , si suicidò dopo che suo marito era morto accoltellato; dopo la morte dei genitori, il figlio Giacomo morì in un agguato a Candia, come veniva chiamata dai Veneziani l’isola di Creta.

Dopo queste morti, a Venezia la notizia della maledizione prese il sopravvento.

Il palazzo rimase in possesso dei Barbaro fino al XIX secolo, quando Alessandro Barbaro vendette l’edificio ad Arbit Abdoll, un commerciante armeno , che andò in bancarotta poco dopo averlo comprato.

L’edificio, commissionato nel 1479 da Giovanni Dario all’architetto Pieetro Lombardo come dote nuziale per la propria figlia Marietta, è in stile Gotico allora molto usato a Venezia , decorato con marmi policromi e pietre d’Istria.

I camini, in tipico stile veneziano, sono fra i pochi esemplari originali dell’epoca sopravvissuti fino ad oggi. La balconata neogotica venne aggiunta nel XIX secolo.





 

Alessandra

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Corte Lucatello

corte-lucatello

Vera da pozzo di Corte Lucatello

Se amate le leggende ed i misteri non dovete perdervi la visita di Corte Lucatello.
Siamo dalle parti delle trafficate Mercerie, vicino al ponte dei Bareteri, qui si apre la Corte Lucatello. E’ una corte molto carina, dove trovate dei lussuosi negozi e un antiquario, ma il nostro “mistero” riguarda il pozzo posto al centro del campo. La leggenda dice che il pozzo sia “maledetto”, in quanto al suo interno venne gettata o murata una Dama bianca, uccisa dal marito.

corte-lucatello-vera-pozzo

Cosa narra la leggenda in proposito?
Sappiamo che i pozzi erano una delle poche risorse idriche di Venezia. Quell’anno, però, era un anno di siccità e bisognava consumare meno acqua possibile, perché potesse bastare per tutti.
Una sera un barcaiolo recandosi al pozzo di Corte Lucatello trovò una signora vestita di bianco. Si spaventò, poiché a quell’ora della notte si diceva ci fossero le streghe che si aggiravano e che erano particolarmente feroci in quel momento di siccità. Ma subito la signora vestita di bianco disse al barcaiolo: “Non temere! Se stanotte non tornerai a casa prima dell’alba ti capiterà qualcosa di strano”.
Il barcaiolo, impaurito, minacciò la signora di andarsene, continuando ad attingere l’acqua dal pozzo. La signora invece pregava. Ad un certo punto dal sottoportico entrò un uomo che assalì il barcaiolo, colpendolo con un coltello e ferendolo gravemente. La colluttazione durò quel tanto che bastava all’aggressore di accorgersi di quello che stava facendo e di pentirsi.
La signora in bianco allora prese il coltello intriso di sangue lasciato cadere a terra dall’assalitore, si avvicinò al pozzo e fece cadere dentro tre gocce di sangue. In quel momento l’acqua cominciò a salire dal pozzo fino a traboccare. Prese allora il suo fazzoletto, pulì la ferita del barcaiolo che cominciò subito a rimarginarsi. Barcaiolo ed aggresssore si guardarono negli occhi sentendo la signora in bianco dire loro che da quel momento in poi vi sarebbe stata acqua in abbondanza. Quando si volsero per ringraziare la misteriosa dama questa si era già dissolta nel nulla. Ancora oggi nelle buie notti di luna nuova, la dama in bianco fa delle fugaci apparizioni nella corte. Si dice che il suo corpo sia sepolto lì, murato tra le pareti del pozzo per nascondere l’omicidio compiuto da un nobile suo amante.
Aleksandrova Jekaterina classe 2 D
(Disegno di Jekaterina Aleksandrova 2 D)Vera da pozzo Jekaterina
(Disegno di Beliye Sidi 2 D)Vera da pozzo Beliye

 

 

IL GOBBO DI RIALTO

Articolo di Franceschini Matteo – Classe 2D

Nella splendida città di Venezia si nascondono molte curiosità.

Una di queste è situata nel cortile della Chiesa di San Giacometto. Questa chiesa si trova vicino a uno dei ponti più famosi di Venezia.

Sai dire quale? (piccolo indizio: non è il ponte dell’Accademia e neanche il recentissimo Calatrava).

Allora, indovinato? E’ il ponte di Rialto.

Bisogna recarsi in campo San Giacomo di Rialto, nel pieno del mercato di Rialto, che si raggiunge dal ponte di Rialto, percorrendo un breve tratto della ruga dei Oresi.

Ai piedi del ponte si trova infatti questa chiesetta, uno splendido esempio di architettura veneta. Vicino ad una delle colonne del Sotoportego della Sicurtà, c’è una scaletta in pietra sorretta da una figura marmorea, il cosiddetto “Gobbo di Rialto”.

Si tratta di una composizione plastica costituita da un tronco di colonna e fiancheggiata da una scaletta in pietra d’Istria, sotto la quale si trova una figura maschile ricurva per il peso che la sovrasta. Il gobbo in realtà è semplicemente una figura curva e tesa nello sforzo di sostenere la scala. Il tronco di colonna è della stessa qualità di granito rosso della Pietra del bando di piazza San Marco, pare entrambi provenienti da Acri, come bottino di guerra dopo la vittoria sui Genovesi.

Il monumento, oggi circondato da una balaustra in ferro, racchiude una scritta sulla parte frontale che ricorda il restauro avvenuto nel 1836: 

LAPIS LEGIBUS REIP.

EDICENDIS

AERE CIVICO RESTITUTUS

Sulla colonna a fianco del “gobbo” icomandador bandiva le leggi e dava altri annunci riguardanti le partenze delle Galee per il Medio Oriente, leggeva i bandi, i proclami, le sentenze della Serenissima, le condanne e le ordinanze della Repubblica. Essendo situato in un posto strategico, il mercato, nel centro economico della Repubblica, dove venivano scambiate le merci più pregiate, dove esisteva il Banco Giro, una vera e propria banca in cui si scambiavano dei veri e propri assegni, scambiabili a destinazione, anche i bandi “gridati” dall’alto di questa speciale Piera del Bando, avevano più valore che altrove.

L’importanza di questo luogo è narrata anche in molte cronache del passato, ricordando che coloro che venivano condannati alla pena della fustigazione cominciavano il loro castigo nella Piazzetta di San Marco, tra le colonne che reggono Marco e Todaro, attraversavano tutte le Mercerie e il ponte di Rialto, frustati e pestati da tutti coloro che si accalcavano nelle strade, finché non arrivavano nel campo di San Giacomo di Rialto e davanti al Gobbo, dove finiva il supplizio. Solitamente, arrivati qui, i condannati baciavano la statua, felici di non dover più subire il supplizio. Questi episodi avvenivano così di frequente che, per evitare che il Gobbo diventasse una reliquia o un simbolo di liberazione, nel marzo 1545 il Senato fece porre, in una vicina colonna, due pietre, una con una croce e l’altra con l’effige di San Marco, che dovevano servire per il “bacio della liberazione”.

Se si visita Venezia non si può non andare a vedere questa statua, perché è uno degli esempi più belli e curiosi di una Venezia da scoprire.

Oggi sulla colonna non si leggono più i bandi, al massimo si possono trovare appoggiati i bicchieri lasciati da qualche ragazzo dopo lo spritz serale nei molti locali della zona, ma il fascino del passato resta sempre vivo.

(Disegno di Matteo Franceschini 2 D)Gobbo di Rialto Matteo

mappa-gobbo definitivo matto

http://venicewiki.org/wiki/Gobbo_di_Rialto

http://laltravenezia.blogspot.it/2011/05/il-gobbo-di-rialto.html

 

La tomba di Peggy Guggenheim

Ricerca di Alexandrina Mitrofan – Classe 2E

Sul canal Grande di Venezia, verso Piazza San Marco, c’è uno strano palazzo costituito di un solo piano. Il progetto era molto più ambizioso e prevedeva 3 piani, ma la famiglia Venier finì presto i soldi a disposizione e riuscì a realizzare solo il primo piano.

Questo curioso edificio ospita uno dei musei più famosi di Venezia, la collezione di arte moderna Peggy Guggenheim.

Il palazzo Venier dei Leoni infatti fu comprato nel 1948 dalla miliardaria americana, che ne fece la sua casa fino alla morte (1979).

Peggy era una importantissima collezionista di arte moderna e protesse grandi artisti come Kandinskji, Duchamp, Brâncusi, Max Ernst, Pablo Picasso, Jackson Pollock.

Dopo la sua morte il palazzo e le collezioni sono diventate proprietà della Fondazione Salomon Guggenheim di New York.

Anche il giardino del palazzo Venier dei Leoni  contiene  diverse opere d’arte, soprattutto sculture, ma non solo….  In un angolo del giardino, dove Peggy seppelliva i suoi amati cagnolini, sono riposte anche le sue ceneri. Si tratta dell’unico caso al mondo in cui il creatore di un museo vi è sepolto dentro.

 

Peggy Guggenheim

Peggy Guggenheim, il cui vero nome era Marguerite Guggenheim, (New York, 26/08/1898 – Camposampiero, 23/12/1979), è stata una collezionista d’arte statunitense. I suoi genitori erano Benjamin Guggenheim, che morì sul Titanic quando lei era ancora giovane, e Florette Seligman, lo zio Solomon R. Guggenheim, proprietario del Guggenheim Museum di New York.

In onore del 60° anniversario dell’arrivo della sua collezione a Venezia, nel 2008 a Peggy è stata dedicata una mostra a Palazzo venier dei Leoni intitolata “Poi arrivo Peggy”.

 

 

 Articolo di Alessandra Mitrofan – Classe 2E 

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