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campo dei mori

Camminando nei pressi della Chiesa della Madonna dell’Orto a Cannaregio, ci si può imbattere in quattro statue incastonate nei muri della case. Siamo in Campo dei Mori, chiamato così per via della presenza delle quattro statue trecentesche in pietra d’Istria inserite nei muri delle case che circondano il Campo.
Secondo la tradizione le statue rappresentano i fratelli Mastelli, venuti dalla Grecia per commerciare in spezie, i quali abitavano nel vicino palazzo affacciato sul Rio della Madonna dell’Orto.
Le figure in pietra rovinate dal tempo possono essere viste sulle pareti del campo sul lato orientale. Fra le quattro statue, spicca la figura d’angolo con un naso metallico arrugginito.
Si tratta dell’unico ad avere inciso il proprio nome nel bagaglio che porta sulle spalle cioè il Signor Antonio Rioba. Pare che la testa sia stata staccata dal busto, forse dopo un crollo dovuto ad un bombardamento che ha colpito la zona durante la Prima Guerra mondiale. Probabilmente cadendo si distrusse il naso (che si può infatti ammirare integro in alcune fotografie di fine Ottocento). Essa rappresenta il Signor Antonio Rioba che, secondo la tradizione, era autore di scherzi e satire come il romano Pasquino. Come Pasquino, Rioba diede il suo nome a centinaia di scrittori dilettanti che si firmarono col suo nome per poter criticare il governo della Serenissima e non essere riconosciuti. Come succede anche ad altre statue veneziane, si dice che toccare il suo “nuovo” naso metallico porti fortuna.
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Ma chi erano questi famosi Mastelli?
Per l’esattezza questi mercanti venivano dalla Morea, così i Veneziani indicavano il Peloponneso, e per questo venivano chiamati Mori, non quindi per il colore della pelle, ma per la terra di provenienza.
E’ importante ricordare che Venezia cercò sempre di inserire le comunità straniere nella vita produttiva cittadina, lasciando loro libertà d’iniziativa e possibilità di lavoro dando uguaglianza amministrativa e giuridica con la popolazione locale; questo comportava minori problemi politici e di ordine pubblico.
I fratelli Rioba, Afani e Sandi Mastelli erano venuti dalla Morea nei primi anni del 1100 ed in quella casa aveva sede la loro attività commerciale. Si dice anche che Mastelli fosse il soprannome che i veneziani avevano dato loro, riferendosi ai mastelli (catini) pieni di soldi che questi possedevano; si erano arricchiti a Venezia con il fiorente commercio delle spezie. Sia il Tassini in Curiosità Veneziane, che il Lorenzetti in Venezia e il suo estuario, si dilungano con molti particolari sulla storia di questi fratelli. Il Molmenti in La Storia di Venezia nella vita privata, ricorda che “ i tre fratelli Rioba, Sandi ed Afani si crede abbiano dato origine alla cittadinesca famiglia Mastelli, mercanti di zuccheri e droghe, che avevano una spezieria sulla fondamenta di Cannaregio”.
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Ma come mai queste statue incastonate nei muri?
La leggenda narra che un giorno una donna andò dai Mastelli per constatare di persona la loro onestà negli affari. Fingendo di non avere conoscenze in merito propose loro di acquistare tessuti e stoffe della migliore qualità per il suo negozio, appena avuto in eredità dal marito defunto. I Mastelli, fiutando l’affare, proposero del materiale scadentissimo, approfittando della sua presunta ingenuità ed inesperienza. La donna, che invece di stoffe se ne intendeva, maledicendoli, diede loro delle monete che, una volta prese in mano, si trasformarono in pietra e subito dopo trasformarono in pietra loro stessi. Il mattino dopo il servitore trovò i padroni trasformati in statue che, in un secondo tempo, vennero incastrate nel muro.
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Pare che il destino di questi personaggi- statue non sia, però quello di rimanere tranquillamente inserite nei muri, in particolare Antonio Rioba.
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Nel 2010, infatti, come riportano le cronache del 1 maggio, ad esempio La Nuova Venezia, ignoti staccarono di netto la testa togliendola alla base del collo. Per fortuna qualche giorno dopo venne ritrovata e fatta ricollocare sul collo del povero Rioba. Chissà, magari è vero che il suo naso porta fortuna! Se passate di lì fategli una carezza, non si sa mai…

Sidi Beliye classe 2 D

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