mappa3

Giorgia Zender   2°C

Se ci si trova a Rialto, vicino all’imponente ponte, bisogna assolutamente andare ad ammirare il Gobbo di Rialto. Si trova in campo San Giacomo: avendo il ponte di Rialto alle proprie spalle e il palazzo dei 10 savi alla propria sinistra, si prosegue dritto e si arriva al Gobbo di Rialto.
Questa piccola e curiosa statua alta più o meno un metro e mezzo rappresenta un uomo minuto e curvo che regge una scala di marmo scolpita da
Pietro da Salò
nel 1541; la scultura, benfatta, è piena di dettagli: si può notare lo sforzo che fa l’ometto tenendo quella scala sulle spalle. La struttura serviva per leggere i bandi e le condanne della Repubblica in uno dei quartieri più frequentati di Venezia. Qui infatti si recavano sia i mercanti che i patrizi, sia il popolo per fare acquisti, quindi c’era la sicurezza di una grande diffusione delle deliberazioni della Repubblica Veneziana.particolare2

Nella foto: Il nano sorregge la scaletta sulla schiena che sembra formare una piccola  gobba

Sul Gobbo si racconta la leggenda del “bacio della liberazione”.     Ma cos’è il bacio della liberazione?   Le cronache raccontano che la punizione per il furto consisteva nel correre nudi e in catene da San Marco al Gobbo di Rialto; lungo la strada il condannato veniva frustato dai cittadini e una volta arrivato davanti al Gobbo lo baciava e abbracciava dopo tanta sofferenza perché sapeva che la sua pena era finita. Questi episodi avvenivano così frequentemente che, per evitare che il Gobbo diventasse una reliquia o un simbolo di liberazione, il senato fece porre in una colonna li accanto due pietre una con una croce e l’altra con l’effige di San Marco che servivano per il bacio della liberazione.particolare1

Nella foto: Sull’ultimo gradino della scala c’è scritto: “Lapis∙legibvs∙rei∙pedicendis aere∙civico∙sertitvtvs a∙MDCCCXXXVI” che letteralmente significa: “Pietra istituita dal 1836 col denaro della città per dire le leggi della repubblica”

La Repubblica di Venezia dovette piazzare alcuni uomini del consiglio dei dieci nel campo di San Giacomo per scoprire e condannare chi fra i cittadini attaccava alla statua foglietti ironici e sarcastici che offendevano la Repubblica. Questo fatto si verificò anche a Roma con le “pasquinate”; cosa sono queste pasquinate? Sono cartelli e manifesti satirici che venivano appesi al collo delle cosiddette statue parlanti; queste iniziano a comparire in epoca papale, sotto forma di lazzi, invettive e versi nei confronti dei papi e dei rappresentanti del potere papale.

Annunci