La Punta della Dogana a Venezia, chiamata anche Punta della Salute o Punta da Mar, è una sottile punta triangolare di divisione tra il Canal Grande e il Canale della Giudecca, davanti al Bacino San Marco.

dogana 1La zona ospita tre importanti complessi architettonici: la Basilica di Santa Maria della Salute, il seminario patriarcale e il complesso della Dogana da Mar, da cui l’area prende il nome. L’opera dell’architetto trentino Giuseppe Benoni (1676) è caratterizzata da una torre, posta all’estremità dell’edificio, sormontata da un gruppo scultoreo raffigurante due Atlanti che sorreggono una sfera in bronzo dorato, in cima alla quale la Fortuna, ruotando, indica la direzione del vento.

dogana 2.pngL’attività doganale nel grande complesso, legata strettamente ai cambiamenti della storia della città, è proseguita fino al 1980. Sono seguiti vent’anni di abbandono; finalmente il comune di Venezia pubblica un concorso per la creazione di un centro d’arte contemporanea. Il magnate francese della moda François Pinault, proprietario di Palazzo Grassi e collezionista d’arte contemporanea, se lo aggiudica nel 2007 e ne affida il restauro a Tadao Ando. L’affermato architetto minimalista giapponese presenta rapidamente il suo progetto. In effetti, se si guarda ai suoi disegni si vede che, a partire dal primo, le linee generali dell’opera erano fin da subito chiare nella sua mente. Il layout tipico degli ex magazzini doveva essere mantenuto. La “firma” dell’architetto nipponico è rappresentata da alcune pareti in calcestruzzo a vista, tipiche della sua opera, che sono servite in parte per mascherare le apparecchiature tecnologiche necessarie a un moderno centro espositivo e in parte per realizzare, proprio al centro dell’edificio, un grande locale quadrato. La struttura esistente è stata realizzata sulla base della pianta originale dell’edificio, con centinaia di pareti divisorie, corridoi e altre aggiunte eliminate. Le pareti perimetrali esterne conservano i mattoni rossi originali; il palazzo, restaurato con la tecnica tradizionale “scuci cuci”, è fatto in modo da apparire imperfetto e crudo. Le nuove gallerie seguono la disposizione degli alloggiamenti originali. Le travi originali del soffitto in legno sono state ripristinate alla perfezione, con l’aggiunta di lucernari occasionali per far entrare la luce del giorno. Inoltre, finestre in acciaio semicircolari alte lasciano entrare la luce e offrono una vista sul Canal Grande e la Giudecca. All’interno dell’edificio ha anche sede il Dogana Cafè, uno splendido spazio restaurato sempre da Ando dove è possibile assaporare straordinari piatti e vini con una splendida vista sulla Laguna. In qualsiasi punto morto della pianta triangolare, Ando ha creato un nuovo spazio, pieno di luce, in cemento lucidato. Questo punto assiale, attraverso il quale eseguire tutti i percorsi all’interno della struttura, forma un cubo ed aumenta verticalmente all’interno il volume dell’edificio. Non vi è alcun tentativo di nascondere le nuove pareti divisorie, scale, passerelle e strutture di servizio all’interno del vecchio corpo della struttura. Invece, c’è un gioco continuo di sovrapposizione, quasi come se l’intenzione di Ando fosse di inserire all’interno delle antiche costruzioni nuovi volumi e livelli che sembrano segnare le stratificazioni aggiunte nel corso del tempo, organizzandoli in un vero e proprio spettacolo della storia della struttura. Tadao Ando è così riuscito a stabilire un dialogo tra vecchi e nuovi elementi, creando in questo modo un collegamento tra il passato dell’edificio, il suo presente e il suo futuro. Infine, Ando ha avuto l’idea di creare porte per gli ingressi d’acqua che sono citazioni esplicite del cancello meraviglioso che Carlo Scarpa aveva progettato nel 1956. Anche se lo stile di porte e finestre è molto moderno, sono state utilizzate tecniche tradizionali di Venezia.

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Irene Marchiori 2^A

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