Davide Casarin 2 B

Sull’area oggi occupata dai giardini sorgeva un tempo il monastero di Santa Croce, l’antico complesso religioso che ha dato il nome all’intero sestiere. Abitato da una comunità di monache clarisse, venne chiuso nel 1810 durante le soppressioni napoleoniche e ridotto ad usi civili. Il complesso fu demolito qualche anno dopo assieme ad altre costruzioni per fare posto al parco.

Questi giardini, danneggiati dai bombardamenti della prima guerra mondiale, verso il 1920 vennero aperti al pubblico. Ma nel 1933 furono coinvolti nella costruzione di piazzale Roma e subirono delle gravi alterazioni: la parte occidentale venne in gran parte spianata e separata dal resto dallo scavo del rio Novo, necessario allo smaltimento del traffico del nuovo terminal. Nella stessa occasione fu innalzato un grande complesso alberghiero sul lato sud.

Il parco risulta poco luminoso sia per la copertura arborea abbastanza fitta, sia per la presenza di specie sempreverdi come lecci, cipressi e cedri. Altre specie presenti sono bagolari, sofore, tigli, tassi, aceri e querce. Il sottobosco è costituito da esemplari di alloro, evonimo, aucuba, viburni e macchie di Ruscus hypoglossum.

Oltre il rio Novo, adiacenti a piazzale Roma, resistono ancora due piccoli lembi non recintati dei giardini originari, rispettivamente di 655 e 710 m². Il primo è ridotto sostanzialmente a un’aiuola su cui si innalza qualche cipresso; l’altro è più interessante per la presenza di una fontanella incastonata tra “finte” rocce ed è ciò che resta, forse, di un ninfeo o di una scogliera.

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